(cfr. R. Giannatelli, La Facoltà di Scienze dell’Educazione nel periodo 1965-1980 in A servizio dell’educazione. La Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana, a cura di G. Malizia e E. Alberich, Roma, LAS, 1984, pp. 48-55)

Quando nel settembre 1965 l'Istituto Superiore di Pedagogia (ISP) fece il suo ingresso nella nuova sede di Piazza dell'Ateneo Salesiano 1, l'impressione che offriva era quella di una Facoltà ben organizzata, ricca di iniziative, ben equipaggiata quanto a personale e a strutture operative, solida nella sua impostazione scientifica, riconosciuta nel suo valore origi­nale sia in campo laico che ecclesiastico . E non si trattava solo di «facciata esteriore». A ragione, il Papa Paolo VI dava un pubblico riconoscimento all'ISP nel giorno della solenne inaugurazione della nuova sede: la «fiorentissima Facoltà di Pedagogia...» (29 ott. 1966).

Ben presto, però, su questa realtà così fiorente e carica di futuro, doveva abbattersi il vento impetuoso e conturbatore degli anni della crisi e della contestazione che fecero seguito al Concilio Vaticano II. L'urto fu violento, fino a far temere dell'avvenire di questa istituzione. Quel tempo è ormai lontano e il cammino della FSE è ripreso con rinnovato slancio. Anzi, mai è stato interrotto sia pure in mezzo a grandi difficoltà.

La memoria che qui viene rievocata non vuole essere una storia né una cronistoria di quegli anni. Ci limiteremo a fissare delle «note» attingendo alle fonti per ora accessibili, lasciando ad altri, e in tempi successivi, il compito di operare una ricostruzione più completa e obiettiva di un periodo che risulta estremamente complesso e di non facile interpretazio­ne. Il nostro intento è quello d'indicare alcune linee dello sviluppo della Facoltà nel tormentato periodo 1965-1980.


1. La riforma didattica

Uno dei capitoli più stimolanti della storia dell'ISP-FSE è quello che riguarda la sua ratio studiorum e la riforma didattica. Quest'impegno dei professori della Facoltà attraversa praticamente tutto il periodo in esame.

Nello studio della ratio la Facoltà si è dibattuta tra due impostazioni: affrontare i problemi di fondo (una ratio che obbedisce a una rigorosa e condivisa epistemologia) oppure limitarsi a un accordo tecnico-organizzativo. In pratica prevalse la seconda linea. Se ne trova eco negli Statuti (Statuti 1973, artt. 7-23) e nei ripetuti tentativi di descrivere gli obiettivi e i contenuti dei corsi, seminari e tirocini della Facoltà.

La riforma didattica è stata una sede privilegiata di confronto e dibat­tito tra professori e studenti. Ci si proponeva di adeguare l'ordinamento degli studi alla «domanda» di competenza pedagogica e di professionalità continuamente insorgente in tempi di così profondo «trapasso culturale».

Significativi risultano due momenti della «ricerca» della Facoltà: la giornata di studio a Grottaferrata del 25 aprile 1972 e la riunione straordinaria del Collegio di Facoltà del 9-10 maggio 1975.

A Grottaferrata la discussione viene impostata innanzitutto sui fini e sulla struttura della Facoltà: Facoltà unitaria oppure «federazione» di diversi istituti di specializzazione sufficientemente autonomi? Facoltà unitaria pluriarticolata oppure Facoltà pluriarticolata fin dalla «base» degli studi? L'orientamento dei docenti ratificherà quella fedeltà verso una «Facoltà unitaria pluriarticolata», che era stata ipotizzata negli anni precedenti. Altro punto di discussione è quello riguardante l'impostazione didattica generale: corsi-blocco (ampi e di durata annuale) oppure corsi frazionati, relativamente brevi, autosufficienti e possibilmente semestrali? (cf. Verbali CGF 1972, pp. 58-59).

Le conclusioni di Grottaferrata confluirono nell'opuscolo: Statuti, profili e piani di studio, divulgato dalla FSE nel 1973. Si manterrà l'equilibrio tra unità e pluriarticolazione della Facoltà, si proporranno 5 profili di specializzazione con relativo piano di studio (metodologia pedagogica, didattica, pastorale catechetica, psicologia dell'educazione, sociologia dell'educazione), si elencheranno ben 96 discipline (tutte di durata semestrale) offerte dalla FSE nella propria docenza. «Le discussioni fatte nel corso del precedente anno accademico, le istanze avanzate da studenti e professori e le esigenze che la prassi didattica della Facoltà risponda alle effettive richieste accademiche, in conformità con il rinnovamento generale della didattica universitaria, rendono necessario e improrogabile un serio sforzo di riforma didattica, secondo i criteri contenuti nell'art. 12 degli Statuti della Facoltà»: così si esprime il «Piano d'azione per l'anno 1974-1975» della FSE (p. 5).

La riforma avviata a Grottaferrata non aveva, dunque, dato una risposta completamente soddisfacente alle esigenze espresse dai professori e dagli studenti. Dall'ottobre 1974 s'intraprende di nuovo il cammino faticoso della riforma. Si vorrebbe operare in due tempi: «a tempi brevi» (già a partire dall'anno accademico 1975-76) nel quadro degli Statuti vigenti e con le forze di cui la FSE dispone, e «a tempi lunghi» per una riforma più ampia e radicale. In realtà, la riforma coraggiosa allora ipotizzata è rimasta in gran parte «nel cassetto». Tuttavia hanno trovato attuazione una serie d'istanze e modalità pratiche che saranno, alla fine, codificate negli Statuti e ordinamenti dell'8 dicembre 1982.

Dalla confluenza del curricolo di didattica e sociologia nasce il nuovo curricolo di pedagogia per la scuola; per favorire la conduzione didattica dei curricoli vengono istituiti i «gruppi gestori» a carattere interdisciplinare; si propone la figura del consulente-tutore, sia pure con poteri limitati; s'introduce l'uso dei «crediti»; si organizza una «settimana di orientamento» per i nuovi iscritti; si fanno esperienze nuove circa l'applicazione dell'interdisciplinarità (ad es., il corso di Teoria generale dell'educazione, filosofico-teologico); si valorizzano maggiormente e si riorganizzano i seminari e i tirocini della Facoltà.


2. Nuovi Statuti e rinnovamento istituzionale della FSE e dell'UPS

La stesura dei nuovi Statuti va considerata nel quadro dell'aggiornamento delle istituzioni ecclesiali promosso dal Concilio Ecumenico Vaticano II e dal successivo periodo di attuazione.

È del 7 ottobre 1966 una lettera dell'allora S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi alle Università ecclesiastiche in cui si chiedevano suggerimenti e proposte per la revisione della Costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus di Pio XI. Successivamente, il medesimo dicastero Vaticano (ora denominato Congregazione per l'Educazione Cattolica) emanava il documento Normae quaedam (20 maggio 1968), orientato a guidare ormai il rinnovamento degli studi ecclesiastici superiori secondo i principi della fedeltà agli insegnamenti del Vaticano II, della promozione della libertà nella ricerca e nell'insegnamento, della partecipazione organica alla vita interna dell'Università e delle Facoltà, della cooperazione matura tra le istituzioni accademiche. La Costituzione apostolica Sapientia Christiana (del 15 aprile 1979) e le annesse Norme applicative hanno infine concluso il lungo periodo di sperimentazione e hanno voluto dare strutture stabili all'ordinamento degli studi ecclesiastici a livello universitario.

La vita della FSE nel periodo 1965-80 è dunque segnata profondamente dalla recezione, discussione e attuazione delle disposizioni della Chiesa. L'ISP (poi FSE) viene dunque chiamato a mettere in discussione i propri Statuti di recentissima approvazione (1965).

Alle direttive della Chiesa universale si è aggiunta la sollecitudine di due Capitoli generali della Società Salesiana (espressione massima dell'Ente gestore dell'Università) e di due Gran Cancellieri (Don L. Ricceri e Don E. Viganò) che attraverso lettere programmatiche ai Rettori dell'Università (Don P. Braido e Don R. Farina) intesero dare orientamenti autorevoli e «vincolanti» all'opera di rinnovamento.

In altra parte del volume vengono richiamati i documenti salesiani sulla FSE. Mai espressioni tanto impegnative per la Società Salesiana che promuove l'Università e la Facoltà di Scienze dell'Educazione e per la Facoltà che è oggetto di tante attese erano state formulate, se si eccettua il «tempo dei sogni», alla sua origine, nei discorsi del Fondatore dell'Ateneo e della Facoltà di Pedagogia, il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pietro Ricaldone.

I Professori (e in un secondo momento anche gli studenti) hanno atteso alacremente al lavoro di studio, di progettazione, di dibattito: e questo dal Collegio dei professori del 14 ottobre 1966, in cui il Rettore dell'Università, Don G. Corallo, annuncia l'aggiornamento degli Statuti voluto dalla S. Sede, fino al giugno 1980, quando la Facoltà consegna al Senato Accademico e al Gran Cancelliere la propria proposta di Statuti e Ordinamenti.

La FSE appare negli Statuti definitivi attuali con una configurazione moderna ben articolata: strutture di governo e organizzative ben definite, un solido organico di cattedre e discipline, una collocazione istituzionale molto impegnativa in quanto la si riconosce come «seconda Facoltà» dell'Università Salesiana, seconda per ruolo e importanza solo alla Facoltà di S. Teologia.


3. La partecipazione degli Studenti

«Il Consiglio Accademico ha approvato il principio della partecipa­zione e corresponsabilità degli studenti negli organi direttivi dell'Istituto, secondo formule da stabilirsi». La comunicazione è stata fatta al Collegio dei professori del 10 novembre 1967 (cf. Verbale CGP).

Si apre un capitolo nuovo nella storia della Facoltà e dell'Università: la partecipazione degli studenti alle responsabilità di gestione.

Le modalità di partecipazione verranno precisandosi con l'avanzare della nuova esperienza (cf. Verbale CGP 13 dicembre 1968). Non mancarono i momenti di tensione, come all'occasione dell'allontanamento di un professore della Facoltà (cf. Verbale CGP 13 gennaio 1970). Tuttavia prevalse sempre la volontà di ricomporre le divergenze e di rendere effettiva la partecipazione degli studenti.

I recenti Statuti, come già quelli del 1973, recepiscono l'ansia di partecipazione, vissuta così intensamente negli anni ormai lontani del dopo-Concilio, e ne codificano le modalità concrete: riconoscimento degli organismi studenteschi, presenza degli studenti negli organi direttivi dell'Università e della Facoltà, assemblee studentesche e «giornate di facoltà» con la partecipazione di docenti e studenti (cf. Verbale CGP 22 febbraio 1980).


4. Presenza e apertura della Facoltà al mondo pedagogico

Le intenzioni espresse nel «Piano d'azione per l'anno 1974-1975» indicano un atteggiamento che da sempre ha caratterizzato la FSE: essere presenti nel mondo pedagogico e operare a favore degli educatori. In quel «Piano d'azione» si stabilisce d'intensificare i collegamenti con Università italiane ed estere, con la scuola cattolica e di stato, con movimenti e centri di studio, con la «base attiva» degli educatori salesiani; sul piano operativo concreto si decide di fare della seconda sezione di Orientamenti Pedagogici un «privilegiato organo di collegamento e di documentazione», di promuovere ricerche interdisciplinari e convegni interideologici, ecc. (cf. pp. 1-5).

I «convegni interideologici» qualificano appunto, e a un livello impe­gnativo, la «proiezione esterna» della Facoltà. Il primo di questi, sul tema dell'insegnamento della religione nella scuola di stato (1971), lo si può con­siderare esemplare per la metodologia di preparazione, per la qualità degli interventi, per l'influsso che ha avuto nel dibattito culturale italiano. I due convegni successivi si sono trovati ad affrontare i temi «caldi» dell'educazione politica (1975) e del pluralismo culturale (1978) e hanno risentito del clima conflittuale proprio di quel tempo.

A partire dagli anni '80, la FSE dà il via ai cosiddetti «convegni aperti», rivolti al grande pubblico degli educatori cattolici: «Progettare l'educazione nella scuola cattolica» (Roma-UPS, 2-4 gennaio 1981); «Educazione morale oggi» (Roma-UPS, 2-4 gennaio 1983).

Per i Salesiani e le Salesiane di Don Bosco, la Facoltà promuove convegni specializzati di attualizzazione e di verifica del sistema educativo di Don Bosco:

-    «Il sistema educativo di Don Bosco tra pedagogia antica e nuova» (Roma-Pisana, 31 dicembre 1973 - 5 gennaio 1974): 300 partecipanti delle nazioni non solo d'Europa, ma anche d'America e d'Asia;

-    «Settimana della gioventù europea» (Roma-Pisana, 19-24 aprile 1976): esperienze di educazione e pastorale giovanile a confronto (circa 300 partecipanti);

-    Seminario «Progettare l'educazione oggi con Don Bosco» (Roma- Pisana, 1-7 giugno 1980): punti qualificanti per la «riattualizzazione» del sistema educativo di Don Bosco (35 partecipanti).

Accanto ai convegni, si devono annoverare i corsi extra-accademici organizzati lungo l'anno scolastico oppure durante il periodo estivo. Grande risonanza nel campo ecclesiastico ha avuto il corso annuale per i «formatori degli ecclesiastici» (a partire dal 1963-64), iniziativa che ha fatto seguito al corso estivo per i Rettori dei Seminari d'Italia (luglio 1962) e che ha avuto in Don Giovenale Dho un Direttore d'indiscusso valore e prestigio. Altro corso estivo che è divenuto tradizionale (si protrae ormai da 18 anni!) è il «corso di pedagogia catechistica», iniziato nell'estate 1965 presso il Centro «Mondo migliore» di Rocca di Papa (Roma), continuato presso il Centro di Cultura dell'Università Cattolica al Passo della Mendola (a partire dal 1966) e ultimamente in Val Badia (presso gli alberghi di Colfosco e Corvara, a partire dal 1974). Nell'anno accademico 1980-81 ha avuto luogo un apprezzato «corso annuale di pedagogia della scuola». Corsi di diploma e di specializzazione in psicologia dell'educazione si erano svolti negli anni precedenti.

Abbiamo ricordato solo alcune tra le numerosissime presenze della Facoltà nel mondo pedagogico. Altre sono annoverate nelle cronache dei Centri e degli Istituti della FSE, come pure della sua rivista Orientamenti Pedagogici.


5. Alcuni protagonisti

Nel periodo 1965-80 la Facoltà si arricchisce di nuovi professori, ma la sua vita è anche segnata da un'accentuata mobilità del personale. Non ci è ora possibile ricordarli uno per uno. Ci limiteremo ai nomi dei presidi-decani e a quelli degli «scomparsi».

Presidi nel periodo 1965-1980

1965-66: Pietro Braido (continua il periodo precedente)

1966-68: Luigi Calonghi (poi Rettore dell'Università)

1968-69: Ladislao Csonka

1969-71: Manuel Gutiérrez

1971-74: Pietro Braido (poi Rettore dell'Università)

1974-80: Roberto Giannatelli (attuale Rettore dell'Università)

Professori deceduti

Enzo Spano († 22.3.1966). Docente di scienze biologiche negli anni 1959-66. «Della sua figura esemplare», il Preside «ricorda in particolare la totale dedizione al compito affidatogli, il senso della responsabilità scien­tifica e la ricchezza delle virtù religiose e umane» (Verbale CGP 15 aprile 1966).

Giovenale Dho († 17.5.1980). Docente di metodologia pedagogica nel periodo 1962-73, Direttore dell'Istituto di metodologia pedagogica, Direttore del corso per i Formatori degli ecclesiastici, vice-Preside della Facoltà e vice-Rettore dell'Università; Consigliere generale della Società Salesiana per la pastorale giovanile e la formazione salesiana (1973-80). «Vocazione missionaria, consacrazione convinta e gioiosa, cuore buono, saggezza di discernimento spirituale, competenza nelle scienze umane, costante servizio nell'educazione cristiana dei giovani particolarmente nell'ambito della pastorale vocazionale, prestazioni numerose e qualificate in vari settori della vita ecclesiale, dedizione oculata e generosa alla forma­zione dei confratelli». Così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don E. Vigano, nell'annuncio dato alla Congregazione Salesiana.

Vincenzo Sinistrero († 6.11.1980). Docente di legislazione scolastica e politica dell'educazione a partire dal 1944. Confondatore della FIDAE, confondatore della rivista Orientamenti Pedagogici, Preside della Facoltà nel periodo 1957-59. «Uomo dalle attività molteplici, capace di una vita frenetica impostagli dai suoi numerosi e assorbenti impegni, dedito al lavoro con un'organizzazione imprenditoriale e una meticolosità certosina [...], ha saputo armonizzare le esigenze umane fondamentali con quelle della sua salesianità, del suo sacerdozio e di uno studioso apprezzato a livello internazionale».

Con questo ricordo di coloro che ci hanno preceduto si chiudono le brevi note sulla «storia» della Facoltà. Sia onore, sia gratitudine, sia ricordo indelebile per questi fratelli che hanno costruito la realtà della FSE, che ora siamo anche noi.