«I missionari e la missione evangelizzatrice della Chiesa nella società multiculturale e multiconfessionale contemporanea» Simposio scientifico internazionale, Zara, 24-26 maggio 2017. L’Università statale di Zadar attraverso l’Istituto Teologico e Catechetico, Dipartimento incorporato alla medesima Università e la Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana, in occasione del 25° anniversario dell’Istituto Teologico e Catechetico, hanno coinvolto 24 docenti di diversi paesi del mondo, per riflettere su questa importante tematica ecclesiale odierna. L’Arcivescovo, Mons. Dr. Zelimir Puljic, ex-allievo della nostra Facoltà di Scienze dell’Educazione, ha accolto i presenti insieme ai Prof.ri Dr. Dijana Vican, Rettore dell'Università di Zadar e il Dr. Elvis Razov, capo del dipartimento teologico-catechetico.  L’UPS ha partecipato con i contributi del Prof. Giuseppe Biancardi e del Prof. Mario Oscar Llanos

Il prof. Biancardi ha illustrato il tema «La conversione missionaria della catechesi, ieri e oggi, in Europa. Il prof. Mario Oscar Llanos è stato invitato a presentare il quadro generale della nuova evangelizzazione in America Latina e il particolare metodo di evangelizzazione di San José Gabriel del Rosario Brochero. La nostra Università però anche in forma indiretta è stata presente attraverso allievi ed exallievi: la Lic. Sr Marijana Mohoric, docente all’Istituto Teologico e Catechetico dell’Università di Zadar, dottoranda dell’Istituto di Catechetica della FSE, con il tema «La dimensione missionaria della catechesi croata»; la prof.ssa Dr. Sr. Ana. Thea Filipović, DSNG insieme a la Lic. in Catechetica nella nostra FSE, Antonia Miocic che affrontarono lo studio «Papa Francesco e la dimensione sociale dell'evangelizzazione»; il prof. Dr Don Jerko Valković, exallievo dell’«ISCOS», che propose la relazione «Attività evangelica nell'era di Internet: sfide e opportunità»; e il prof. Dr. Vine Mihaljevic, specializzato in sociologia già studente dell’UPS, che presentò il tema «Società post-secolare e il pluralismo religioso».
Lungo il Simposio è emersa sempre più chiara la tendenza possiamo dire mondiale di un orientamento missionario come ispirazione fondamentale dell’attività catechistica, anche se ancora non diventa una metodologia totalmente sviluppata nell’atto catechistico concreto. La dimensione missionaria della catechesi e la chiamata alla nuova evangelizzazione richiamano un nuovo tipo di parrocchia capace di proporre una pre-pre-evangelizzazione, il primo annuncio, la prima evangelizzazione.
Il prof. Biancardi ha segnalato il ritorno al kerygma degli anni 1950, e la catechesi missionaria con la proclamazione biblico-liturgica e l'annuncio ai non credenti, la pre-catechesi e il dialogo spirituale che precede la vera catechesi degli anni 1960. La preponderante dimensione antropologica degli anni 1970 che sottolinea un carattere esperienziale grazie alla maggiore consapevolezza del processo di scristianizzazione che rende inefficace la sola sacramentalizzazione.
Il primo uso dell’espressione «nuova evangelizzazione» di Papa Giovanni Paolo II nel 1979 sottolinea un primo annuncio non cronologico ma fondante della fede, elemento che diventa chiave per la pastorale in contesto europeo, che comunque assume delle sfumature specifiche nei diversi contesti geografici puntualmente analizzate dallo studioso Biancardi e messe poi a confronto con gli ultimi sviluppi di «Ecclesia in Europa» (2003) e del Congresso CCEE a Roma (2009), per concludere con rinforzo del ruolo critico del primo annuncio avviato da Papa Francesco con l’«Evangelii Gaudium». Ciò include un kerygma sviluppato dentro e fuori della Chiesa sui luoghi sociali di divertimento, lavoro e della cultura. Su questa scia, Biancardi ha concluso con le parole di Papa Francesco: «La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi» (EG, 24).
Il prof. Mario Oscar Llanos nel suo intervento ha descritto le caratteristiche della prima ora dell’evangelizzazione in America Latina e il suo sviluppo dal 1500 al 1965 con un’opera pastorale in cui la croce e la spada erano camminavano assieme le mulattiere del continente americano con le luci e le ombre di un sistema di cristianità, scontrato poi nel XIX secolo con i movimenti politici nazionali d’ispirazione liberale e illuminista europea. L’intervento ha sottolineato l'importanza della Gaudium et Spes e della Populorum Progressio nella strada verso la profezia latinoamericana; tali documenti erano gli elementi fondanti dell’incarnazione americana del Concilio Vaticano II attraverso la Conferenza Episcopale di Medellín. La Chiesa latinoamericana ha sviluppato l’utilizzo del metodo «vedere, giudicare, agire» e l’opzione di essere la Chiesa non solo per ma “dei” poveri, con testimoni di alta qualità martiriale, tra cui il santo martire salvadoregno Oscar Arnulfo Romero, vescovo dei poveri, ucciso sull’altare.
Poi la riflessione ecclesiale latinoamericana ha descritto le nuove condizioni sociali e religiose, all'inizio del terzo millennio: la globalizzazione asimmetrica, la secolarizzazione, l'influenza delle sette e lo spiritismo. La crisi della teologia della liberazione generò un minore enfasi sull’opzione per i poveri a Santo Domigno, ma nel 2007 il CELAM presentò, con l’influsso diretto del Card. Bergoglio, il documento di «Aparecida» che assumendo nuovamente il metodo «vedere, giudicare, agire», voleva rivitalizzare la fede e l’opzione di diventare una Chiesa in uscita discepola-missionaria dei poveri.
L'intervento poi ha descritto la vita e opera del sacerdote argentino San Brochero (1840-1914), il «Prete Gaucho», che proveniva da una famiglia lavoratrice, ed ebbe un’esemplare dedizione allo studio in un centro gesuitico. Facendosi capire dalla gente semplice nell’esperienza pastorale ed educativa degli esercizi spirituali con un’alta quota di sacrificio personale per creare una vera e propria istituzione della conversione. Brochero è un evangelizzatore efficace in un ambiente a rischio per gli eserciti di «gaucho» sciolti e armati, vere minacce sociali. Egli assunse il Vangelo come «progetto per il territorio», perciò la morte, lo trovò lebbroso e ceco, ma carico dei meriti per aver colto i segni dei tempi e per essersi incarnato nel contesto (il sombrero, il poncho, gli abiti dei Gaucho), ma soprattutto per aver dato voce a chi non ce l’ha attivando il protagonismo dei poveri nella trasformazione personale e sociale; per aver costruito strade, ferrovie, scuole, uffici postali, banche, negozi, la casa per gli esercizi, la scuola; per aver formato gli insegnanti e aver favorito il giornalismo, la piscicoltura, la distribuzione dell'acqua, il turismo, la cura pastorale dei carcerati, degli emarginati e dei malati, e aver vinto battaglie per salvare la dignità umana di giovani e adulti lavoratori. Tutto poggia sulla sua fondamentale convinzione: la trasformazione dei popoli solo è possibile annunciando il vangelo nel catechismo per i bambini e negli esercizi per gli adulti. Questa era la fonte delle sue «comunità di base» centrate sulla parola e sul servizio realizzato nella condivisione della fede. I frutti erano il pentimento, la morale sociale e una nuova cultura. Il modello del coraggio e del valore illimitati gli avevano fatto intuire: «Io vivrò sempre nel cuore dei miei paesani.» Papa Francesco lo ha dichiarato beato il 15 settembre 2013, e santo 16 ottobre 2016.
I temi che hanno arricchito grandemente i partecipanti risvegliano interrogativi e sogni di una missione e una nuova evangelizzazione per una navigazione della Chiesa che tenga conto delle specificità locali, l’inculturazione e l’interculturalità, il contributo dei laici, la convinzione di poter diventare una minoranza in Europa e di dover lavorare sul locale ma anche a livello globale, con la criteriologia che oggi ci offrendo Papa Francesco.